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Saturday, March 30, 2013

Sotto la pioggia fina, solo









































"Mi avevano lasciato solo
nella campagna, sotto
la pioggia fina, solo.
Mi guardavano muti
meravigliati
i nudi pioppi. Soffrivano
della mia pena. Pena
di non saper chiaramente…
E la terra bagnata
e i neri altissimi monti
tacevano vinti. Sembrava
che un dio cattivo
avesse con un sol gesto
tutto pietrificato.
E la pioggia lavava quelle pietre.
Sandro Penna, da Poesie, Garzanti, 1997

Saturday, December 1, 2012

Di semi e poesie



Alla fine di novembre il freddo di Milano ha portato Writers #0
prima edizione di un festival di scrittura, con incontri, autori, letture e sorprese.

Sara Trofa mi ha invitata a disegnare poesie,
durante quel sabato pomeriggio di sonno e di corsa
durato decisamente troppo poco.

Grazie a chi è passato, a chi si è fermato, a chi ha chiesto un semino difficile.
a chi ha aspettato pazientemente un narciso selvatico.




Sunday, July 8, 2012

Perdersi (nella foresta)

Sono stata qualche giorno nei boschi di Liguria, in quella terra rigogliosa che si divide in tre regioni, perchè un po' è anche Emilia, e un po' è anche Piemonte. Basta solo valicare un colle.
Lì nasce e scorre il fiume Trebbia, lì passò Annibale con i suoi elefanti,
lì lottarono i resistenti partigiani e lì visse per diversi anni il poeta Giorgio Caproni.

Quest'ultimo mi ha ispirato una ricerca nei luoghi e nei boschi.
Diceva...
L'ultima mia proposta è questa:
se volete trovarvi,
perdetevi nella foresta.

Da quei giorni e da quei boschi, dalla foresta di Rovegno e Loco, è nato Res Amissa,
ennesima citazione e personalissimo tributo a Giorgio Caproni.
Grazie a Joakim, a Giulia e a Flavio, per avermi accolta e sostenuta.
E grazie a Luigi Ghirri, per gli eterni consigli.

(in fieri...)





Sunday, October 2, 2011

Geopoeticas de octubre


Il numero di ottobre della Revista Periplo è dedicato alla Geopoetica, geografia umana ed emozionale, caleidoscopio di realtà palpabili e sentimenti intangibili.

 Citando Georges Perec
Insomma, gli spazi si sono moltiplicati, spezzettati, diversificati. Ce ne sono oggi di ogni misura e di ogni specie, per ogni uso e per ogni funzione.
Vivere è passare da uno spazio all’altro, cercando il più possibile di non farsi troppo male... 
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Edmond Jabès

La palabra hospitalaria en el universo de Edmond Jabès

Nelle scorse settimane ho conosciuto, letto e cercato di illustrare l'opera di Edmond Jabès, scrittore e poeta di origini italiane, nato in Egitto nel 1912 e poi trasferitosi definitivamente in Francia
negli anni della Crisi di Suez.
L'occasione è arrivata da Víctor, dal suo Periplo
e da questo splendido articolo di María José.

Ancora non sono abituata a gestire bene la paletta dei colori scelti per ogni nuova uscita e faccio un po' fatica a realizzare le idee come vorrei.

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Ciudades como cuerpos, poema de Andrés Catalán


Interessante è stato anche lavorare su questa poesia di Andrés Catalán,
che descrive quella sottile sensazione che ogni tanto ci pizzica, quando pensiamo di conoscere davvero bene una persona, il nostro corpo, il suo corpo ma all'improvviso ci accorgiamo che forse non ne sappiamo più niente. Non sono forse così anche le città? Corpi, luoghi.

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Infine, un tramonto sulla città.
Prima che si accendano le luci, prima che si chiudano gli occhi.


Saturday, September 10, 2011

Il burrone




Fondo - del burrone.
Notte - nel tronco.
Inciampare. Pioggia d'aghi.



tratto e ispirato da Parole che non avevo mai udite, Marina Cvetaeva, Panozzo Editore.


Monday, February 7, 2011

Song of childhood



Quando il bambino era bambino,
se ne andava a braccia appese.
Voleva che il ruscello fosse un fiume,
il fiume un torrente;
e questa pozza, il mare.

Quando il bambino era bambino,
non sapeva d'essere un bambino.
Per lui tutto aveva un'anima, e tutte le anime erano tutt'uno.
Quando il bambino era bambino,

su niente aveva un'opinione.
Non aveva abitudini.
Sedeva spesso a gambe incrociate,
e di colpo sgusciava via.
Aveva un vortice tra i capelli,
e non faceva facce da fotografia.

Quando il bambino era bambino,

era l'epoca di queste domande.
Perché io sono io, e perché non sei tu?
Perché sono qui, e perché non sono lí?
Quando é cominciato il tempo, e dove finisce lo spazio?
La vita sotto il sole, é forse solo un sogno?
Non é solo l'apparenza di un mondo davanti a un mondo,
quello che vedo, sento e odoro?
C'é veramente il male e gente veramente cattiva?
Come puó essere che io, che sono io, non c'ero prima di diventare?
E che un giorno io, che sono io, non saró piú quello che sono?


Peter Handke, Quando il bambino era bambino (Song of childhood)

Wednesday, December 1, 2010

Guardando un albero


Gli uccellini sono da invidiare,
evitano
di pensare al tronco e alle radici
beati si dondolano tutto il giorno,
loro che sono leggeri,
cantando sull'orlo dei rami.

tratto e ispirato da Poesie, Paul Klee, Abscondita.

Wednesday, November 10, 2010

In lode degli uccelli

«Amo gli uccelli, per quegli occhietti sgranati
con cui ci guardano in un modo tutto loro».
kllllllllllllllllllllllllll
Ispirato dal meraviglioso libro
Letture facoltative, Wisława Szymborska, Adelphi.

Monday, November 8, 2010

poesia minore


Le stelle,
stasera Nina ci sono
le vele e le stelle,
tu ricordi il mio rosso
dardo d'amore?
Pulito di sangue e di bianco?
Ogni incontro è sempre voluto dal cielo
ed io come te e la Plath
non voglio morire,
perché le stelle Nina,
stasera ci sono le vele,
e le stelle.

tratto e ispirato da Inedito per una passante, Dale Zaccaria, Manni.